L'italiano segnato I.S. non ha sue regole grammaticali, utilizza l lessico della L.I.S. e segue la struttura grammaticale della lingua vocale; non ha parti del discorso come articoli, preposizioni, congiunzioni verbali, alcuni pronomi, accordi articolo-nome-aggettivo-verbo.
Queste parti del discorso, creano particolari difficoltà alle persone sorde nell'apprendimento della lingua scritta e parlata. La difficoltà delle persone sorde di capire e di produrre queste parti del discorso dipende dal fatto che proprio queste parti non hanno accento tonico, quindi hanno un'intensità acustica minima, inoltre per questa stessa ragione il movimento della bocca nel pronunciarle non è enfatizzato, risultando così poco visibile ( non si sentono bene) . Il bambino che deve fare un notevole sforzo, sia per sfruttare l'aiuto che la protesi acustica sia per leggere le labbra, tenderà a cogliere in un dalogo le parti più significative e a perdere tutte le altre. Come supporto a questo tipo di difficoltà sono stati identificati degli evidenziatori, cioè tutti quei segniche danno un supporto visivo e dove possibile semantico alle regole morfologiche. E' importante esporre il bambino sordo piccolo a tutta la complessità della lingua vocale, aiutandolo con un supporto gestuale, per far sì che il suo sviluppo rispetti il più possibile quello dei coetanei udenti
http.//www.cdila.it/sordità/ITA.SEG.htm
Tutto sulla L.I.S. lingua italiana dei segni, si può parlare anche con le mani e con lo sguardo non soltanto con la voce e l'udito
martedì 21 gennaio 2014
sabato 18 gennaio 2014
Cosa si intende per Italiano segnato esatto ( I.S.E.)
"L'Italiano Segnato Esatto ( I.S.E.) è un sistema gestuale in grado di seguire parola per parola la lingua vocale, non è una lingua ma solo un supporto gestuale all'interno di un modello riabilitativo. Il sistema ideato utilizza il lessico della L.I.S. integrato con la dattilologia ( alfabeto manuale) o con forme visive ideate per quegli aspetti della lingua ( articoli, alcune preposizioni, alcuni pronomi, accodi articolo-nome-aggettivo-verbo. coniugazione verbale) che non sono espressi, o sono espressi in maniera diversi nella L.I.S.
L'ordine degli elementi della frase segue l'italiano parlato. Nell'utilizzare la dattilologia ci si attende alcune regole. con i bambini piccoli si eseguono le parole in dattilologia accanto alla bocca, anzichè nello spazio neutro come si fa in L.I.S., per attirare l'attenzione dei bambini sulla corrispondenza dei movimenti della bocca e le configurazioni assunte dalle mani. E' bene porre molta attenzione a produrre la dattilologia in modo da seguire il ritmo della voce parlata, sottolineare l'unione in sillabe e l'accento della parola che si sta producendo. la dattilologia viene usata in maniera diversa a seconda dei contesti educativi e dell'età del bambino a cui la comunicazione è rivolta. L' abilità visiva richiesta dalla comprensione della dattilologia, non è ancora sviluppata in bambini molto piccoli ( 1-3 anni), c'è un graduale incremento nel suo uso. In particolare la dattilologia viene prodotta sistematicamente quando si lavora in maniera specifica su aspetti morfologigi, mentre in contesti in cui l'accento è posto sulla trasmissione di significati, come nel racconto di favole, di storie o di avvenimenti, se ne fa un ricorso limitato per non rendere più laboriosa la comprensione".
es. di frasi:
(L.I.S.) (I.S.E.)
Maria sua gonna nera La gonna di Maria è nera
Tavolo palla sopra La palla è sul tavolo
Tu cinema andare ? Vai al cinema?
http://www.cdila.it/ITA.SEG.ES.htm
L'ordine degli elementi della frase segue l'italiano parlato. Nell'utilizzare la dattilologia ci si attende alcune regole. con i bambini piccoli si eseguono le parole in dattilologia accanto alla bocca, anzichè nello spazio neutro come si fa in L.I.S., per attirare l'attenzione dei bambini sulla corrispondenza dei movimenti della bocca e le configurazioni assunte dalle mani. E' bene porre molta attenzione a produrre la dattilologia in modo da seguire il ritmo della voce parlata, sottolineare l'unione in sillabe e l'accento della parola che si sta producendo. la dattilologia viene usata in maniera diversa a seconda dei contesti educativi e dell'età del bambino a cui la comunicazione è rivolta. L' abilità visiva richiesta dalla comprensione della dattilologia, non è ancora sviluppata in bambini molto piccoli ( 1-3 anni), c'è un graduale incremento nel suo uso. In particolare la dattilologia viene prodotta sistematicamente quando si lavora in maniera specifica su aspetti morfologigi, mentre in contesti in cui l'accento è posto sulla trasmissione di significati, come nel racconto di favole, di storie o di avvenimenti, se ne fa un ricorso limitato per non rendere più laboriosa la comprensione".
es. di frasi:
(L.I.S.) (I.S.E.)
Maria sua gonna nera La gonna di Maria è nera
Tavolo palla sopra La palla è sul tavolo
Tu cinema andare ? Vai al cinema?
http://www.cdila.it/ITA.SEG.ES.htm
mercoledì 10 luglio 2013
METODI MISTI
Buona sera a tutti, vi scrivo dalla mia stanzina di lavoro vicino la finestra sperando di riuscire a perrcepire un minimo di aria perché questa sera fa caldissimo. Oggi affronteremo i metodi di educazione misti.
Da molti operatori del settore i segni cominciano ad essere considerati un ausilio da utilizzare durante la terapia di educazione al linguaggio orale, oltre che durante l'iter scolastico.
nel metodo logopedico misto o bimodale si utilizza l'italiano segnato (IS): la parola vocale è accompagnata dal segno corrispondente, pur lasciando inalterata la struttura della lingua verbale. "Bimodale" significa doppia modalità e infatti nella metodologia bimodale vengono utilizzate la modalità acustico-verbale, poiché si parla, e la modalità visivo-gestuale, perché si segna, ma un'unica lingua: l' italiano.
oltre l'italiano segnato, nel metodo bimodale si può far uso dell'italiano segnato esatto (ISE): si utilizzano cioè, per tutte quelle parti del discorso a cui non corrispondono dei segni ( articoli, preposizioni, plurale, dei nomi) gli evidenziatori, cioè dei segni artificiali, e la dattilologia ( l'alfabeto manuale).
l'obiettivo del metodo bimodale, comune a metodologie più "tradizionali", è la migliore competenza possibile del bambino sordo nella limgua parlata e scritta.
In pratica, quando si parla con il bambino sordo, si da un supporto gestuale a tutto quello che viene detto. I segni divengono così una sorta di "stampelle" che il bambino usa quando non è ancora abbastanza padrone del linguaggio verbale, per poter rispettare le stesse tappe evolutive del bambino udente.
Per quanto riguarda la scelta dei contenuti, che si cerca di trasmettere al bambino nel corso nella terapia si tiene conto, seguendo le più aggiornate ricerche sull'acquisizione e sullo sviluppo del linguaggio nel bambino udente, di tutti gli aspetti del linguaggio ( fonologico, semantico, pragmatico) e dei suoi diversi contesti: parlato e scritto. Viene dato inoltre priorità alla comprensione del linguaggio rispetto alla produzione.
http://www.ens.it/documenti/conoscere_sordità/comunicazione/metodi.htm
Da molti operatori del settore i segni cominciano ad essere considerati un ausilio da utilizzare durante la terapia di educazione al linguaggio orale, oltre che durante l'iter scolastico.
nel metodo logopedico misto o bimodale si utilizza l'italiano segnato (IS): la parola vocale è accompagnata dal segno corrispondente, pur lasciando inalterata la struttura della lingua verbale. "Bimodale" significa doppia modalità e infatti nella metodologia bimodale vengono utilizzate la modalità acustico-verbale, poiché si parla, e la modalità visivo-gestuale, perché si segna, ma un'unica lingua: l' italiano.
oltre l'italiano segnato, nel metodo bimodale si può far uso dell'italiano segnato esatto (ISE): si utilizzano cioè, per tutte quelle parti del discorso a cui non corrispondono dei segni ( articoli, preposizioni, plurale, dei nomi) gli evidenziatori, cioè dei segni artificiali, e la dattilologia ( l'alfabeto manuale).
l'obiettivo del metodo bimodale, comune a metodologie più "tradizionali", è la migliore competenza possibile del bambino sordo nella limgua parlata e scritta.
In pratica, quando si parla con il bambino sordo, si da un supporto gestuale a tutto quello che viene detto. I segni divengono così una sorta di "stampelle" che il bambino usa quando non è ancora abbastanza padrone del linguaggio verbale, per poter rispettare le stesse tappe evolutive del bambino udente.
Per quanto riguarda la scelta dei contenuti, che si cerca di trasmettere al bambino nel corso nella terapia si tiene conto, seguendo le più aggiornate ricerche sull'acquisizione e sullo sviluppo del linguaggio nel bambino udente, di tutti gli aspetti del linguaggio ( fonologico, semantico, pragmatico) e dei suoi diversi contesti: parlato e scritto. Viene dato inoltre priorità alla comprensione del linguaggio rispetto alla produzione.
http://www.ens.it/documenti/conoscere_sordità/comunicazione/metodi.htm
venerdì 5 luglio 2013
Il metodo verbo-tonale
Nel metodo orale trova la sua collocazione il metodo verbo-tonale e quello dei ritmi musicali che da esso ha origine e che ritiene la percezione acustica come principale elemento di comprensione e di acquisizione del linguaggio e afferma che "il bambino sordo può parlare,perchè può sentire",tanto che nella accezione ortodossa questo metodo esclude perfino un allenamento specifico alla lettura labiale.
Partendo dalla considerazione, riferibile alle teorie della Gestalt, che il messaggio verbale contenga delle informazioni ridondanti,delle quali sono alcune sono essenziali, ipotizza che il cervello umano imparerebbe a percepire e a strutturare solo gli stimoli ottimali.
Secondo tale ipotesi,tutto il corpo è predisposto a ricevere e a trasmettere messaggi,in base ad una recettività che può essere affinata anche nei bambini sordi. Vengono pertanto offerti al soggetto sordo in maniera graduale dei modelli "ottimali", in cui "sono sottolineate le caratteristiche più importanti per la percezione acustica" (Beronesi 1985).
I parametri strutturali del metodo verbo tonale sono:
Partendo dalla considerazione, riferibile alle teorie della Gestalt, che il messaggio verbale contenga delle informazioni ridondanti,delle quali sono alcune sono essenziali, ipotizza che il cervello umano imparerebbe a percepire e a strutturare solo gli stimoli ottimali.
Secondo tale ipotesi,tutto il corpo è predisposto a ricevere e a trasmettere messaggi,in base ad una recettività che può essere affinata anche nei bambini sordi. Vengono pertanto offerti al soggetto sordo in maniera graduale dei modelli "ottimali", in cui "sono sottolineate le caratteristiche più importanti per la percezione acustica" (Beronesi 1985).
I parametri strutturali del metodo verbo tonale sono:
il corpo fa da trasmettitore e ricevitore.
Per facilitare l'acquisizione di un ritmo fonetico gli esercizi, proposti in modo graduale, vertono su alcuni aspetti del linguaggio, quali :
- la voce
- l'intonazione
- il ritmo
- i fonemi
L'obiettivo finale è quello di fare in modo che il bambino apprenda le strutture ritmiche di base per trasferirle nelle stesse forme ritmiche presenti nel linguaggio orale.
http://www.cdila.it
http://www.cdila.it
venerdì 21 giugno 2013
SCELTA DEL METODO: il metodo Oralista
Buon inizio estate a tutti, tra una scossa di terremoto e un'altra continuo questo blog. Oggi vi voglio informare sul metodo riabilitativo orale, spiegando i caratteri generali di questo metodo.
La scelta oralista ha dominato in modo quasi assoluto, dal Congresso di Milano del 1880, il panorama italiano sull'educazione linguistica dei sordi. Solo da circa vent'anni, a partire dalle prime ricerche sulla Lingua Italiana dei segni(LIS) portate avanti dal gruppo di lavoro della dott.ssa Virginia Volterra (Istituto di Psicologia del Cnr), si è incominciato anche in Italia a parlare di altri metodi in logopedia. Nell'educazione al linguaggio del bambino sordo oggi è dunque possibile scegliere tra vari percorsi riabilitativi.
Tutti i metodi oralisti condividono l'esclusione, nell'educazione al linguaggio parlato e scritto, di qualsiasi uso dei segni. Essi puntano da una parte sull'allenamento acustico, per aiutare il sordo ad utilizzare al massimo i suoi residui uditivi, dall'altra sul potenziamento della lettura labiale su cui si basa la comunicazione.
Un'altra caratteristica dei metodi oralisti è il privilegiare nell'educazione alla lingua parlata e scritta l'aspetto della produzione piuttosto che quello della comprensione, che è invece preponderante soprattutto nelle prime fasi dell'acquisizione spontanea del linguaggio nel bambino udente.
Tra i massimi esponenti dell'oralismo italiano si trovano Massimo Del Bo e Adriana Cippone De Filippis, che nel loro libro "La sordità infantile grave" focalizzano l'intervento logopedico in alcuni punti essenziali, quali :
La scelta oralista ha dominato in modo quasi assoluto, dal Congresso di Milano del 1880, il panorama italiano sull'educazione linguistica dei sordi. Solo da circa vent'anni, a partire dalle prime ricerche sulla Lingua Italiana dei segni(LIS) portate avanti dal gruppo di lavoro della dott.ssa Virginia Volterra (Istituto di Psicologia del Cnr), si è incominciato anche in Italia a parlare di altri metodi in logopedia. Nell'educazione al linguaggio del bambino sordo oggi è dunque possibile scegliere tra vari percorsi riabilitativi.
Tutti i metodi oralisti condividono l'esclusione, nell'educazione al linguaggio parlato e scritto, di qualsiasi uso dei segni. Essi puntano da una parte sull'allenamento acustico, per aiutare il sordo ad utilizzare al massimo i suoi residui uditivi, dall'altra sul potenziamento della lettura labiale su cui si basa la comunicazione.
Un'altra caratteristica dei metodi oralisti è il privilegiare nell'educazione alla lingua parlata e scritta l'aspetto della produzione piuttosto che quello della comprensione, che è invece preponderante soprattutto nelle prime fasi dell'acquisizione spontanea del linguaggio nel bambino udente.
Tra i massimi esponenti dell'oralismo italiano si trovano Massimo Del Bo e Adriana Cippone De Filippis, che nel loro libro "La sordità infantile grave" focalizzano l'intervento logopedico in alcuni punti essenziali, quali :
- La diagnosi precoce
- l'esatta valutazione del deficit
- l'immediata protesizzazione
- la collaborazione della famiglia nell'intervento logopedico
- l'integrazione nelle scuole normali
Tutti questi aspetti della metodologia oralista sono comuni anche ai metodi misti , cioè a quei metodi che utilizzano i segni nella terapia e che hanno anch'essi come obiettivo l'insegnamento della lingua vocale al bambino sordo. La grande differenza tra i due metodi non risiede solo nell'uso segni, ma anche nell'approccio verso la famiglia e nella scelta di quali ambiti del linguaggio privilegiare (comprensione vs produzione) I genitori hanno sempre un ruolo fondamentale nell'educazione al linguaggio del bambino sordo, ma nel caso dei metodi oralisti questo compito viene affidato in modo eccessivo alla famiglia e soprattutto alla madre, il cui coinvolgimento può portare ad una confusione dei ruoli (madre e insegnante-logopedista) con pesanti conseguenze psicologiche.
lunedì 17 giugno 2013
Educazione : La scelta del metodo
Buongiorno a tutti, scusatemi se in questi non mi sono fatta sentire, ma ho avuto dei piccoli problemi; ad ogni modo ora eccomi di nuovo qui con voi. L argomento di oggi è la scelta del metodo orale.
La scelta tra metodo orale e segnico ha creato controversie e diatribe sin dal 1700 ed è continuata per tutto il secolo successivo. In Italia la decisione presa dal Congresso Internazionale di Milano, svoltosi nel 1880, ha determinato le attività scolastiche future, preferendo il metodo orale. Oggi si cerca un punto di incontro tra le due metodologie e si parla di bilinguismo. Un'acquisizione precoce della lingua dei segni, offre al sordo la possibilità di crearsi una competenza linguistica in maniera naturale e spontanea. D'altra parte , lo sfruttamento del residuo uditivo, l'apprendimento della lingua vocale e una buona lettura labiale, sono indispensabili per facilitare alla persona sorda gli scambi con la società udente e garantire una reale integrazione. L'acquisizione dei segni può diventare uno strumento importante per un apprendimento più corretto e funzionale della lingua parlata e scritta, per una sua migliore comprensione e produzione. La conoscenza e l'uso di una lingua, può avere una ricaduta positiva nell'altra, mentre conoscerne una sola delle due non è sufficiente.
(L.Trisciuzzi,M.Galanti,2001)
La scelta tra metodo orale e segnico ha creato controversie e diatribe sin dal 1700 ed è continuata per tutto il secolo successivo. In Italia la decisione presa dal Congresso Internazionale di Milano, svoltosi nel 1880, ha determinato le attività scolastiche future, preferendo il metodo orale. Oggi si cerca un punto di incontro tra le due metodologie e si parla di bilinguismo. Un'acquisizione precoce della lingua dei segni, offre al sordo la possibilità di crearsi una competenza linguistica in maniera naturale e spontanea. D'altra parte , lo sfruttamento del residuo uditivo, l'apprendimento della lingua vocale e una buona lettura labiale, sono indispensabili per facilitare alla persona sorda gli scambi con la società udente e garantire una reale integrazione. L'acquisizione dei segni può diventare uno strumento importante per un apprendimento più corretto e funzionale della lingua parlata e scritta, per una sua migliore comprensione e produzione. La conoscenza e l'uso di una lingua, può avere una ricaduta positiva nell'altra, mentre conoscerne una sola delle due non è sufficiente.
(L.Trisciuzzi,M.Galanti,2001)
venerdì 7 giugno 2013
La magia della LIS
Buona sera e tutti, oggi stavo stavo cercando qualche articolo interessante sulla L.I.S. e ho trovato qualcosa di interessante su una rivista del "parole & segni" del 2003. Vi riporto l'articolo.
In classe si "parla"con i segni e l'handicap di Mario Sparisce
I ragazzi del Kandinsky imparano il linguaggio dei sordomuti.
Alle 11 della mattina i ragazzi lasciano banchi, libri, penne. Dimenticano per un'ora la voce e scoprono che si può comunicare in un altro modo. Con le mani, con gli occhi, in silenzio. Una lezione speciale all'istituto professionale Kandinsky dove si impara il linguaggio dei segni, e tutti sono uguali. Dove l'handicap sparisce, dove Mario quel quindicenne sordomuto che fino all'anno scorso era chiuso nel suo mondo, riesce a coinvolgere la classe, gli insegnanti e tutta una scuola in un progetto che, a detta di molti, era pura follia.
Il progetto del corso di L.I.S. è nato dall'educatrice di Mario, racconta l'energica preside che da Settembre è a capo dell'istituto e che ha deciso che "quì si cambia" per migliorare il rapporto tra i ragazzi. Detto, fatto. E in pochi mesi Mario, che lo scorso anno aveva problemi comportamentali e non riusciva a seguire le lezioni, a recuperato e adesso studia lo stesso programma dei compagni anche se un pò semplificato, spiega l'insegnante di italiano. anche l'insegnante di sostegno di Mario e qualche altro docente hanno deciso di seguire il corso di L.I.
S. Tutti a lezione, dunque. Si parte "io mi chiamo ...." , e una, due dita sfiorano veloce la bocca. "Io sono uno studente" e si stringe il pugno come a voler cogliere l'insegnamento. i ragazzi guardano rapiti gli agili movimenti dell'insegnante e di Mario, cercano da lui suggerimenti, gli sorridono, perchè finalmente lo capiscono.L'ora corre in fretta Mario impugna le matite e per ogni colore mostra un segno. Alla fine tutti spostano la matite dal mento verso l'esterno, il "grazie" di chi non conosce la parola. Quindi si torna a lezione, quelle tradizionali. Ma Mario continua il suo percorso di formazione con i compagni. La Preside controlla i corridoi, da un'occhiata al cortile, sospira pensando che dovrà far pulire i graffiti sul balcone del palazzone a fianco, ma guarda con orgoglio i murales dei suoi studenti! "quelli sul muro della scuola li ho autorizzati io. Sono belli e tengono i ragazzi lontano dai guai.
In classe si "parla"con i segni e l'handicap di Mario Sparisce
I ragazzi del Kandinsky imparano il linguaggio dei sordomuti.
Alle 11 della mattina i ragazzi lasciano banchi, libri, penne. Dimenticano per un'ora la voce e scoprono che si può comunicare in un altro modo. Con le mani, con gli occhi, in silenzio. Una lezione speciale all'istituto professionale Kandinsky dove si impara il linguaggio dei segni, e tutti sono uguali. Dove l'handicap sparisce, dove Mario quel quindicenne sordomuto che fino all'anno scorso era chiuso nel suo mondo, riesce a coinvolgere la classe, gli insegnanti e tutta una scuola in un progetto che, a detta di molti, era pura follia.
Il progetto del corso di L.I.S. è nato dall'educatrice di Mario, racconta l'energica preside che da Settembre è a capo dell'istituto e che ha deciso che "quì si cambia" per migliorare il rapporto tra i ragazzi. Detto, fatto. E in pochi mesi Mario, che lo scorso anno aveva problemi comportamentali e non riusciva a seguire le lezioni, a recuperato e adesso studia lo stesso programma dei compagni anche se un pò semplificato, spiega l'insegnante di italiano. anche l'insegnante di sostegno di Mario e qualche altro docente hanno deciso di seguire il corso di L.I.
S. Tutti a lezione, dunque. Si parte "io mi chiamo ...." , e una, due dita sfiorano veloce la bocca. "Io sono uno studente" e si stringe il pugno come a voler cogliere l'insegnamento. i ragazzi guardano rapiti gli agili movimenti dell'insegnante e di Mario, cercano da lui suggerimenti, gli sorridono, perchè finalmente lo capiscono.L'ora corre in fretta Mario impugna le matite e per ogni colore mostra un segno. Alla fine tutti spostano la matite dal mento verso l'esterno, il "grazie" di chi non conosce la parola. Quindi si torna a lezione, quelle tradizionali. Ma Mario continua il suo percorso di formazione con i compagni. La Preside controlla i corridoi, da un'occhiata al cortile, sospira pensando che dovrà far pulire i graffiti sul balcone del palazzone a fianco, ma guarda con orgoglio i murales dei suoi studenti! "quelli sul muro della scuola li ho autorizzati io. Sono belli e tengono i ragazzi lontano dai guai.
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